L’Earth Overshoot Day non indica che stiamo tornando entro i limiti del pianeta. Indica, più inquietantemente, che l’insostenibilità si è fatta routine.

L’Earth Overshoot Day è il giorno dell’anno in cui l’umanità ha consumato l’equivalente di quanto la Terra riesce a rigenerare nello stesso anno. Da quel momento in poi, si entra in deficit ecologico: si continua a prelevare risorse e a usare servizi ecosistemici oltre la capacità annua di rigenerazione del pianeta. Il Global Footprint Network lo calcola dividendo la biocapacità terrestre per l’impronta ecologica umana e moltiplicando il risultato per 365. La stessa organizzazione precisa però che non si tratta di una data “esatta” in senso stretto, ma di una stima basata sui National Footprint and Biocapacity Accounts, costruiti con dati ONU e ricalcolati periodicamente quando i dataset o la metodologia vengono aggiornati.
Chiarito questo, il grafico allegato mostra davvero qualcosa di importante: dopo decenni in cui l’Overshoot Day tendeva ad anticiparsi, dal 2015 circa la curva sembra entrare in una fase di relativa stabilizzazione. Non è un’impressione ingannevole. Nella serie ricalcolata più recente, il Global Footprint Network osserva esplicitamente che “negli ultimi dieci anni” la data è rimasta più stabile; nel 2025, Earth Overshoot Day cade il 24 luglio. Ma qui va corretto subito il riflesso più spontaneo: una data più stabile non significa che il rapporto tra economia umana e limiti ecologici sia diventato sostenibile. Significa piuttosto che l’umanità continua a vivere oltre budget in modo più costante.
Il punto cruciale è che stabilizzazione non equivale a miglioramento. Se la biocapacità del pianeta non aumenta davvero, e se l’impronta ecologica resta molto superiore a essa ma smette di peggiorare con la rapidità dei decenni precedenti, la data smette di correre verso l’inizio dell’anno. In altre parole, non siamo davanti al superamento dell’overshoot, ma al suo assestamento. Il Global Footprint Network insiste infatti sul fatto che, più della singola data annuale, conta la grandezza del deficit ecologico che si accumula: l’umanità resta “well over budget”, ben oltre il budget ecologico del pianeta.
Sembrerebbe che questo plateau possa essere la prova che la “transizione” stia finalmente rimettendo il sistema sui binari giusti. I dati più recenti suggeriscono una realtà più ambigua. L’International Energy Agency rileva che nel 2024 le emissioni globali di CO₂ legate all’energia sono aumentate dello 0,8%, mentre l’economia mondiale è cresciuta di oltre il 3%; inoltre la diffusione di tecnologie pulite sta evitando una quota rilevante di emissioni aggiuntive. Sarebbe facile fermarsi qui e leggere questi numeri come l’inizio di una vera correzione di rotta. Ma la stessa IEA ricorda che, nonostante questo rallentamento relativo, le emissioni energetiche hanno comunque raggiunto un record storico di 37,8 gigatonnellate di CO₂ nel 2024. Dunque sì, il peggioramento rallenta, ma no, non stiamo ancora rientrando entro limiti compatibili con una stabilità ecologica.
Detto altrimenti: il grafico non racconta la fine dell’eccesso, ma la sua normalizzazione. La curva smette di precipitare, e proprio per questo rischia di diventare rassicurante. Ma una crisi ecologica può smettere di accelerare senza per questo cessare di essere una crisi. Anzi, la sua forma più insidiosa potrebbe essere proprio questa: non il collasso spettacolare, bensì un superamento cronico dei limiti che si stabilizza abbastanza da sembrare amministrabile, quasi fisiologico. È il passaggio dall’emergenza visibile alla routine dell’insostenibilità. Questa è forse la vera notizia politica che si nasconde dietro l’apparente plateau dell’Overshoot Day.
C’è poi un’ultima cautela che andrebbe sempre ricordata, soprattutto quando il grafico viene usato in modo giornalistico o divulgativo. Poiché i conti vengono aggiornati ogni anno con nuovi dati ONU e con aggiustamenti metodologici, le date storiche non sono pietre immutabili. Lo stesso Global Footprint Network avverte che i confronti corretti vanno fatti solo all’interno della stessa edizione dei conti, e che è fuorviante confrontare date pubblicate dai media in anni diversi come se fossero perfettamente equivalenti. Questo non indebolisce il messaggio generale; al contrario, lo rende più serio. Il senso del grafico non sta nel feticismo del singolo giorno, ma nella traiettoria complessiva: una lunga anticipazione dell’overshoot seguita, nell’ultimo decennio, da un plateau collocato comunque attorno a fine luglio.
La conclusione, allora, è meno consolante di quanto la forma della curva potrebbe far credere. Dopo il 2015 l’Earth Overshoot Day sembra stabilizzarsi non perché l’umanità abbia risolto il problema, ma perché ha smesso di peggiorarlo con la stessa velocità di prima. È una differenza importante, ma non sufficiente per parlare di svolta. Il mondo continua a consumare più di quanto la Terra riesca a rigenerare; semplicemente, questo squilibrio cresce con una dinamica meno rapida e più monotona. Non è il ritorno alla misura. È il plateau dell’insostenibilità.
Bibliografia essenziale
Global Footprint Network – Earth Overshoot Day
Fonte base per definizione e significato dell’indicatore.
Global Footprint Network – Past Earth Overshoot Days
Serie storica aggiornata e chiave interpretativa: conta il deficit, non la data.
Global Footprint Network – Nowcast 2025 (metodologia)
Mostra come la data sia stimata e quanto dipenda da assunzioni e dati.
Global Footprint Network – Limiti dell’Ecological Footprint
Fondamentale per evitare un uso ingenuo o dogmatico dell’indicatore.
International Energy Agency – Global Energy Review 2025 (CO₂ emissions)
Serve a contestualizzare: rallenta la crescita, ma le emissioni restano record.


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