La seconda metà del XX secolo ha segnato una discontinuità radicale nella storia della Terra. A partire dal 1950 circa, una serie di variabili socioeconomiche e biofisiche hanno mostrato un’accelerazione simultanea e senza precedenti, tale da modificare il funzionamento stesso del sistema terrestre. Questo fenomeno è noto come Great Acceleration, ed è oggi uno dei tratti distintivi della proposta di ufficializzazione dell’Antropocene come nuova epoca geologica.
L’impennata globale
I dati raccolti dal International Geosphere-Biosphere Programme (IGBP) e successivamente dal Stockholm Resilience Centre evidenziano l’impennata, a partire dal secondo dopoguerra, di 24 indicatori chiave. Tra questi, in ambito socioeconomico:
- la popolazione umana
- il PIL globale
- i consumi energetici
- l’uso di fertilizzanti
- la produzione industriale e di plastica
- l’urbanizzazione
- il commercio internazionale
In parallelo, sul fronte planetario:
- concentrazione atmosferica di CO₂ e CH₄
- acidificazione e temperatura degli oceani
- perdita di foreste e biodiversità
- estrazione di risorse primarie
- impatto antropico sul ciclo dell’azoto e del fosforo
Questi trend sono stati analizzati e visualizzati in una serie di grafici aggiornati pubblicati in uno studio fondamentale di Steffen et al. (2015) sulla rivista Anthropocene Review .

La firma dell’Antropocene
La coincidenza temporale di questi aumenti, e il loro impatto sistemico, suggerisce che l’umanità sia divenuta una forza geologica in grado di alterare i grandi cicli biochimici e la resilienza del sistema Terra . Alcuni geologi propongono il 1950 come data di inizio simbolica dell’Antropocene, coincidente con l’inizio della Great Acceleration e con i primi test nucleari atmosferici .
Le cause strutturali
L’origine della Great Acceleration non è meramente demografica o tecnica: è sistemica. Come spiegano Bonneuil e Fressoz in The Shock of the Anthropocene , essa è legata all’espansione di un modello economico capitalistico estrattivo, globalizzato e finanziarizzato, che ha subordinato la biosfera alla logica dell’accumulazione.
Il concetto stesso di “sviluppo” – spesso interpretato come crescita del PIL – ha funzionato come motore ideologico, giustificando ogni aumento nei consumi, ogni nuova infrastruttura, ogni processo di artificializzazione.
