Un breaking point è il punto di rottura: il momento in cui un sistema, meccanico, naturale, sociale o politico, non regge più le pressioni a cui è sottoposto. È la soglia oltre la quale non si torna indietro: l’equilibrio salta, il collasso inizia, oppure si apre lo spazio per un cambiamento radicale. Nel nostro presente, i breaking points si moltiplicano. Clima, ecosistemi, disuguaglianze, guerre, democrazia, salute pubblica, informazione: tutto si intreccia in una policrisi globale. BREAKING POINTS è un osservatorio critico sulla crisi sistemica. Uno spazio in cui scienza, etica e politica si incontrano per capire dove siamo, cosa sta cedendo, e cosa possiamo ancora trasformare.
Scienza
La scienza che non arriva al pubblico:
IPCC, decrescita e depotenziamento politico della comunicazione climatica
Giuseppe (Pino) Civitarese
Ogni volta che si parla di crisi climatica ritorna una formula apparentemente inattaccabile: bisogna “ascoltare la scienza”. È una frase giusta, almeno in superficie. Serve a contrastare negazionismo, superficialità, disinformazione, improvvisazione politica. Ma è anche una frase insufficiente. Perché la scienza non arriva mai alla società come una voce pura, unica, neutrale. Arriva attraverso istituzioni, rapporti di forza, filtri politici, sintesi ufficiali, compromessi diplomatici, titoli di giornale, conferenze stampa.
Il mare non si aggiusta con un sensore: technofix, dati e conoscenza
Giuseppe (Pino) Civitarese
“… la fotocopia è uno strumento di estrema utilità, ma molte volte costituisce anche un alibi intellettuale: cioè uno, uscendo dalla biblioteca con un fascio di fotocopie, ha la certezza che non potrà di solito mai leggerle tutte. Non potrà neanche poi ritrovarle perché incominciano a confondersi tra di loro, Ma ha la sensazione di essersi impadronito del contenuto di quei libri. Prima della xerociviltà costui si faceva lunghe schede a mano in queste enormi sale di consultazione e qualcosa gli rimaneva in testa. Con la nevrosi da fotocopia c’è il rischio che si perdano giomate in biblioteca a fotocopiare libri che poi non verranno mai letti.” (Umberto Eco, De Bibliotheca, 1981).
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Questo articolo nasce da un’immagine. Un semplice grafico che incrocia l’aumento della CO₂ atmosferica con le date chiave della diplomazia climatica. Un’immagine che parla da sola: mentre la scienza raccoglie dati, organizza conferenze e produce scenari, il sistema continua a bruciare, estrarre, crescere. Come scienziato, sento l’urgenza di rompere con una cultura della neutralità che oggi suona sempre più come auto-censura. E come cittadino, credo che la scienza debba finalmente dire chiaramente da che parte sta.
Cronaca dell’inazione climatica: la scienza parla, il sistema accelera
Nel grafico qui sopra c’è un’intera storia: una storia di conoscenza, di allarmi precoci, di conferenze solenni — e di sistematica inazione. È la storia della crisi climatica raccontata dalla curva della CO₂ atmosferica e delle temperature globali, affiancata da una sequenza impressionante di momenti in cui “la scienza ha parlato” o “i governi si sono impegnati”. Eppure, le emissioni sono continuate a salire. Sempre. Senza una sola flessione significativa.